Forum 27: Istruzione o educazione?

ISTRUZIONE O EDUCAZIONE ?

 

di Stefano Casarino

 

La scuola deve far pensare? Deve porsi l’obiettivo di contribuire ad impostare e formare riflessioni via via sempre più articolate e ponderate, attraverso le diverse specifiche discipline e nell’assoluto rispetto dei tempi della crescita psicofisica dello studente oppure quello di addestrare il prima possibile all’esecuzione di compiti sempre più complessi, dando istruzioni e consegne più o meno rigide e fornendo strumenti e materiali più o meno abbondanti?

 

Queste credo siamo le domande da porsi prima di impostare una qualsivoglia politica dell’istruzione in Italia: se poi per gli ultimi anni si possa parlare davvero di una “politica dell’istruzione”, di una visione strategica e lungimirante, questa è una valutazione abbastanza facile, credo, da fare.

 

Negli ultimi vent’anni abbiamo rincorso modelli stranieri, introdotto artatamente, prima, e pesantemente, poi, caratteristiche di altri sistemi scolastici, magnificando di volta in volta questo e quello e rinunciando con incredibile disinvoltura a ciò che invece gli altri ci invidiavano (e per certi aspetti ancora ci invidiano). Ad esempio, il fatto di non istruire degli esecutori ma di formare delle persone critiche e proprio per questo in grado di adattarsi con straordinaria facilità ai cambiamenti repentini e imprevedibili dei contesti lavorativi e sociali: come dimostrano i brillanti successi dei nostri studenti all’estero, tanto che più di una volta vien da pensare che stiamo formando cervelli e ingegni che arricchiranno altri Paesi, non il nostro.

 

Abbiamo rinunciato da tanto tempo ormai al tema con titoli semplici ed essenziali: vero, insostituibile momento di libertà espressiva dello studente, che doveva ricavare da sé (e non da materiale preconfezionato ed impartito in pillole sul momento) le capacità di impostazione dell’argomento, di discussione e rielaborazione, facendo leva esclusivamente sulle proprie conoscenze, ben aldilà dello specifico scolastico.

 

E abbiamo rinunciato pure all’interrogazione come colloquio su argomenti disciplinari affrontati, nel quale mettere in gioco e dimostrare le proprie capacità interpretative e rielaborative.

 

Certo è molto più facile, immediato ed “economico” - ma nel senso deteriore del termine - propinare test, “misurare le competenze”, valutando quantitativamente invece che qualitativamente: e, va da sé, abbassando sempre di più gli standard, salvo poi accorgersi (meglio tardi che mai!) che gli studenti universitari non sanno più scrivere decentemente nella loro lingua madre.

 

D’altronde, a scuola si scrive e si fa scrivere sempre meno, se per scrivere non si intende la crocettatura di test con risposte chiuse oppure la compilazione di formulari oppure ancora la redazione di mini testi in cui la correttezza ortografica è sempre più opzionale e l’utilizzo di abbreviazioni e codificazioni simboliche abbonda.

 

E a scuola nemmeno si espone più oralmente, si discute, si parla: lo spazio dell’”orale” è sempre più ridotto, a scuola e all’Università, a favore dello “scritto”, di quel particolare tipo di “scritto”, facile da correggere ed inevitabile quando si ha a che fare con qualche decina o qualche centinaio di studenti/utenti, con buona pace di ogni chiacchiera sulla “personalizzazione” dei processi di insegnamento/apprendimento.

 

E’ sotto agli occhi di tutti quelli che vogliono vederla, la realtà dell’istruzione italiana. La scuola postmoderna sta celebrando la resurrezione e il trionfo di quel nozionismo avulso da ogni contestualizzazione e riflessione critica contro il quale avevamo tenacemente combattuto negli ormai lontani anni Settanta e Ottanta.

 

La scuola postmoderna ha rinunciato, sta rinunciando alla sua vera “autonomia” per asservirsi come mai era accaduto prima alle richieste (più o meno chiare e coerenti) del mondo del lavoro: si veda proprio quell’alternanza scuola/lavoro così velocemente imposta (e magnificata) in ogni ordine di scuola superiore, mentre altrove è riservata solo a ben precisi indirizzi, mentre noi, col nostro consueto massimalismo, non solo imitiamo, ma imitiamo male e senza discernere.

 

C’è un lungo lasso di tempo, nella vita di ciascuno, che va dall’infanzia alla giovinezza in cui si hanno (si devono avere) tutte le possibilità per “maturare”: oggi questo verbo è aborrito, forse è stato abusato in passato, ma contiene in sé l’idea di uno sviluppo, di un progresso nel tempo, progresso che costa impegno e sforzo, idea ovviamente invisa nel momento attuale in cui impera il convincimento del “tutto, subito e senza fatica”.

 

“Maturare” idee, curare il proprio gusto, creare la propria personalità attraverso incontri ed esperienze culturalmente significative: già, la cultura! Ha ancora un posto nella scuola “professionalizzante” di oggi? “serve” a qualcosa? Probabilmente, secondo molti è una perdita di tempo oppure un lusso che in tempi di crisi non possiamo più permetterci, quando invece senza di essa alla crisi saremo perennemente condannati.

 

La scuola tutta, dall’asilo all’Università, ha (aveva?) la funzione vitale ed irrinunciabile di fornire strumenti, occasioni, opportunità a tutti, nessuno escluso, per compiere questo processo affascinante di crescita interiore, puntando sulla riflessione, sull’analisi critica, sul dialogo educativo, aprendosi ai problemi dell’oggi, che ci riguardano come esseri umani e come cittadini prima ancora che come clienti, utenti e futuri lavoratori o professionisti.

 

Tutto questo oggi sembra non avere più alcuna importanza.

 

Il messaggio forte e chiaro è: “prima inizi a scegliere il mestiere che farai, meglio sarà per te e per il mondo del lavoro, così pronto (?!) ad accoglierti e a remunerarti”.

 

Credevamo che andare a scuola volesse dire prepararsi alla vita: certo, anche al lavoro, ma non solo.

 

Sbagliavamo, abbiamo sbagliato per tanti anni, a quanto pare.

 

La scuola di per sé non ha alcun senso, è tempo sottratto alla fabbrica o all’azienda: a meno che esse sin da subito non la orientino e la condizionino. Come sta appunto avvenendo.

 

L’autogratificazione dello studio e del sapere, il conoscere ogni giorno qualcosa ed entusiasmarsi ad ogni piccola scoperta, la voglia e il dovere di leggere e di confrontarsi, il meditare sul passato per non ripeterne gli errori…la storia, la letteratura, l’arte: tutto vecchiume, che si può ridurre felicemente al minimo e magari spazzare via una buona volta.

 

Che male ci può mai essere, in fondo, se si crede, come ha recentemente denunciato un allibito Romani Prodi, che Maradona è stato Presidente della Repubblica Italiana?

 

Le conoscenze storiche non sono verificate in alcuna prova Invalsi, quindi non sono importanti, contano solo (e neppure tanto) inglese, matematica e scienze: ma, sia ben chiaro, anche qui senza perderci sopra troppo tempo.

 

Che male volete poi che faccia l’ignoranza della storia?

Comunicazioni del Presidente da far circolare tra i Soci

 

Cari Presidenti, care Socie, cari Soci,


Vi scrivo per darvi una serie di comunicazioni:

 

1. Come certamente saprete, il prossimo Congresso Nazionale AICC si svolgerà il 20 e 21 ottobre 2018 a Messina, organizzato dalla locale Delegazione, presieduta da Anita Di Stefano. Esso avrà per titolo "Salvatore Quasimodo a cinquanta anni dalla morte".
2. Nei due giorni del Congresso si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo Nazionale. Il seggio elettorale, che si troverà in una sala attigua all'Aula Magna dell'Università di Messina, sede del Congresso, sarà attivo dalle 9:00 di sabato 20 ottobre alle 13:00 di domenica 21. Subito dopo comincerà lo spoglio delle schede.
3. Nelle prossime settimane ciascun Presidente riceverà un plico contenente un numero di schede elettorali di poco superiore al numero dei Soci della propria Delegazione. Il Presidente avrà cura di distribuire ai propri Soci le schede elettorali.
4. Ogni Presidente potrà raccogliere le schede votate dai propri Soci e inviarle per posta in un plico all'indirizzo della Segreteria del Congresso. Naturalmente ogni Socio può inviare la propria scheda per posta allo stesso indirizzo o consegnarla di persona al seggio elettorale. Un Socio che sia rappresentante ufficiale di una Delegazione può di persona consegnare al seggio elettorale un gruppo di schede di Soci di quella Delegazione.
5. Nel plico inviato ai Presidenti sarà contenuto materiale illustrativo del Congresso e delle modalità di voto.
6. L'Assemblea Generale si terrà domenica 21 ottobre a partire dalle ore 11:30.

 

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento e, nella speranza di incontrarvi numerosi a Messina, Vi invio molti cordiali saluti.

 

Mario Capasso

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